La Cura del Ferro:


Verso la Roma di Domani

Roma ha una mobilità inefficiente, incapace di rispondere alla domanda della sua popolazione che cresce di anno in anno. Ma a crescere proporzionalmente sono stati i disagi causati da un sistema infrastrutturale antiquato, una mobilità inefficiente e una rete di collegamenti incapace di cucire in modo adeguato i tessuti di una città che si rifiuta di incontrare gli stessi standard delle restanti capitali europee.

Già negli anni ‘90 Walter Tucci aveva riscontrato queste criticità, che trovarono nel progetto Metrebus 3x3 la sua strategia di innovazione e recupero del sistema infrastrutturale romano; il progetto prevedeva l'istituzione di quattro passanti per ciascun sistema di trasporto (treno, metro e tram). Alla base del progetto vi era la logica dei passanti, che lui riteneva più vantaggiosa rispetto alla logica dell’anello chiuso (che lui credeva potesse avere riscontro, ma in un secondo momento).

Il motto del progetto era “la cura del ferro”, facendo riferimento implicitamente al recupero e riadattamento del patrimonio ferroviario romano, per cui già esistente, che avrebbe consentito un grande potenziamento del sistema della mobilità della capitale.

Erede spirituale di questo programma fu il successivo Progetto Metrovia, elaborato dallo studio Arsena, che rivendicando il motto "la cura del ferro" riproponeva l'idea del riuso delle linee ferroviarie esistenti, con la differenza rispetto al precedente progetto di Tucci che queste linee, piùttosto che essere semplicemente riutilizzate, fossero riadattate a linee metropolitane superficiali, quindi con una frequenza molto maggiore e di conseguenza più efficienti ed adatte a rispondere alla domanda del traffico urbano capitolino.

Il progetto, che vanta di una notevole popolarità, ha come elemento cardine la "fattibilità". Questo infatti non richiede fondi spropositati, anzi si suppone che mantenga dei costi molto limitati e un carico di lavori molto limitato rispetto a quello che necessiterebbe la costruzione di nuove linee metropolitane sotterranee. Viene sottolineato più volte come sia necessario ritornare a una logica di progetto che si scardini dalla concezione che per far un programma bisogna avere prima i fondi, bensì che un programma macroscopico sia necessario in ogni caso, e che anzi favorisca una più efficace realizzazione degli obiettivi, con fondi più contenuti e utilizzati poco alla volta.

Trovo che queste idee siano molto interessanti e che Roma, specie con l'avvicinarsi del Giubileo del 2025 debba far fronte a queste problematiche e vedere in soluzioni come queste il futuro della Capitale.